venerdì 12 maggio 2017

Nell'Italia soffocata dal cemento, cè chi va controtendenza

Che l'italia sia uno dei Paesi più urbanizzati al mondo lo si sapeva. Che l'urbanizzazione in Italia cresce a ritmo impressionante, anche se apparentemente non esiste un bisogno oggettivo, lo si sapeva un po meno. Crescono e si sviluppano gli edifici (residenziali o produttivi che siano), si riduce sempre più il terreno libero da insediamenti, consegniamo sempre più natura al cemento, anche se la popolazione non cresce. Praticamente un controsenso. Eppure è cosi: il 7% del nostro terreno, una risorsa inestimabile e non infinita, è urbanizzato contro poco più del 4% della media dei Paesi europei. A dirlo è un rapporto Istat, Forme, livelli e dinamiche dell'urbanizzazione in Italia che vi ripropongo in pillole attraverso questo articolo de "La Repubblica". Insomma, un Paese il nostro, condannato alla cementificazione, anche quella inutile o forse utile al malaffare, che costruisce (anche se non cè nè bisogno) per riciclare danaro o per altri motivi ben noti. Il mattone vince su tutto e insieme a lui la speculazione. Senza andare troppo lontani: la nostra zona è piena zeppa di capannoni sfitti, di case vuote, di edifici costruiti a metà. Eppure si continua, imperterriti, a costruire. In questo contesto ha un sapore d'epoca, quasi un fascino d'altri tempi, la scelta coraggiosa che la nostra Amministrazione Comunale, quella di Cassina de Pecchi, ha scelto di fare, andando controcorrente. Consumo di suolo zero, nessuna previsione insediativa, stralcio dei piani industriali, aumento delle aree protette. Sembra un racconto fantasioso, nell'Italia del mattone, eppure è successo davvero. E' successo sul finire del 2015, quando abbiamo approvato un Pgt che faceva suo il principio del "mai più un centimetro di terreno libero all'edificazione" Ce l'abbiamo fatta e ancora resistiamo, nonostante tutto. Nonostante il pGt a consumo di suolo zeo ci impone di fare scelte diverse in ambito di investimenti (ve ne ho parlato proprio settimana scorsa qui). Io, un minimo d'orgoglio per il nostro Paese lo ho avuto, dopo aver letto il Rapporto Istat. E credo che dovremmo averlo tutti. Una scelta coraggiosa, invisa a chi aveva e ha tutt'ora grossi interessi e appetiti insoddisfatti. Una scelta che cozza con chi invece aveva in mente tutt'altro,a cominciare dallo sfregio che voleva causare al nostro Paese con un Pgt devastante. Si prosegue, non si arretra. Sempre nell'interesse di molti e non dei soliti noti.


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