martedì 28 giugno 2016

Confucio, la polemica e il rancore


Apprendo con molto stupore dalla "Gazzetta della Martesana" del 25/06/2016 che ci sarebbero dei "detrattori" alla Campagna pubblica per chiedere gli ascensori e/o le scale mobili alla Metropolitana. L'iniziativa, partorita a fine Gennaio 2016 da una idea del Circolo del Partito Democratico di Cassina de Pecchi a cui si sono aggiunti in seguito singoli cittadini e moltissimi commercianti di Cassina e Sant'Agata, riprende la battaglia intrapresa in passato da altri Partiti, altre Associazioni e in ultimo dalle Amministrazioni Comunali dei Comuni attraversati dalla MM2, per rendere finalmente accessibili a tutti le fermate della Linea Verde extraurbana. Nulla di speciale, nulla di sconvolgente: un ulteriore contributo a favore di una causa in cui molti si sono impegnati ma che, purtroppo, fino ad oggi, non ha portato ai risultati sperati. 
Le stazioni periferiche della Metropolitana sono sempre più vecchie, sono sempre più obsolete, sono sempre inagibili. E, mi auguro, impegnarsi insieme e trasversalmente per "fare qualcosa" deve essere un motivo di speranza e di orgoglio per i cassinesi, non di "conflitto". I numeri infatti dicono questo: 1600 firme, una valanga di commenti positivi sui social, l'interesse dei piani altissimi di ATM, il sostegno del Partito Democratico di Zona. Chi, pertanto, ostacola la Campagna? La "Gazzetta" non lo specifica, riporta semplicemente questa frase "il Comitato per la viabilità del Centro aveva raccolto il doppio delle firme in poco più di una settimana, altrochè in cinque mesi - hanno commentato alcuni detrattori - Dove sta questo grande successo?". Dire che le firme sono poche e soprattutto paragonarle quantitativamente a quelle raccolte per un altra iniziativa (che non c'entra assolutamente nulla con la nostra Campagna) è sbagliato, oltreché incomprensibile. Ma c'è dell'altro: non siamo di fronte a chi critica a prescindere. Siamo di fronte a chi vuole utilizzare la nostra Campagna per farci speculazione politica. Del resto, Confucio insegna "Quando fai qualcosa, sappi che avrai contro quelli che volevano fare la stessa cosa, quelli che volevano fare il contrario e la stragrande maggioranza di quelli che non volevano fare niente". Mi auguro che i nostri misteriosi "detrattori" appartengano alla seconda o terza categoria, perchè chi "voleva fare la stessa cosa" ma non ci ha pensato (o non ha avuto la forza di farlo) lo accogliamo a braccia aperte, cè ancora molto da fare e noi andiamo avanti, siamo solo all'inizio.

martedì 21 giugno 2016

1637 firme per la Campagna MM2 Accessibile a tutti

1637: E' questo il numero totale delle Firme raccolte a Cassina de Pecchi a favore della Campagna MM2 Accessibile a tutti #Cimettolafirma. Come ricorderete, l'iniziativa consisteva nell'inoltro ai Candidati Sindaci alle Primarie del Centrosinistra di Milano e al Presidente ATM di una Lettera Appello per chiedere un impegno specifico sull'annosa e irrisolta questione dell'accessibilità alla MM2: quella della mancanza delle scale mobili o degli ascensori per raggiungere i treni da e per il Capoluogo. Un problema comune a tutte le fermate extraurbane della Linea Verde, eccezion fatta per almeno una fermata di Cernusco. 
La Campagna inaugurata a fine Gennaio 2016 dal Partito Democratico di Cassina de Pecchi a cui hanno aderito singoli cittadini, molti commercianti di Cassina e di Sant'Agata e successivamente il Partito Democratico di Zona Adda Martesana, è proseguita per tutti i mesi da Gennaio a Giugno 2016, fino al momento dell'elezione del nuovo Sindaco di Milano, avvenuta Doenica scorsa 19 Giugno.
La Lettera Appello è stata inoltrata sia ai Candidati alle Primarie, sia al Presidente ATM che è stato l'unico soggetto a risponderci . In sostanza si chiedeva un affiancamento al Progetto annunciato da ATM di potenziamento della linea elettrica della tratta Verde di un pari Progetto di riqualificazione sull'accessibilità. La Lettera Appello è stata supportata dalla bellezza di 1637 firme raccolte nelle Piazze e nei Mercati di Cassina de Pecchi. Di queste 285 online tramite la piattaforma "change.org" dalla quale abbiamo lanciato la raccolta firme e 1382 cartacee, raccolte ai nostri innumerevoli banchetti e sopratutto presso gli spazi commerciali dei commercianti di Cassina e Sant'Agata.


Cosa faremo oggi.

Intanto protocolleremo le firme raccolte all'attenzione del neo Sindaco Beppe Sala (firme a cui potrebbero aggiungersene altre frutto di una campagna simile promossa nel 2009 dalla Lista Civica Cassina Sant'Agata - oggi Movimento Civico Cassina Sant'Agata) e chiederemo allo stesso Sala un incontro.
Ma non ci fermiamo qui. Anzi, in programma nuove iniziative di mobilitazione e sensibilizzazione dell'opinione pubblica per non far scendere l'attenzione su un tema (quello dello piena usufruibilità del servizio di trasporto pubblico) che riteniamo prioritario per Cassina de Pecchi e non solo.

Ringraziamo come Circolo cassinese del Pd tutti i cittadini, i commercianti e i Sindaci (Comincini e Brescianini, in primo luogo, firmatari della Petizione) che in questi mesi ci hanno dato una mano sostenendo l'iniziativa, diventandone parte organica e promuovendola con noi.

Il rammarico è quello non solo di non aver ricevuto risposta dai Candidati milanesi, ma anche quello di non aver riscontrato sostegno a Cassina e nella Zona da parte di altre Forze Associative e Politiche che alla pari di noi dicono di volersi impegnare per il raggiungimento di questo obiettivo (l'iniziativa era aperta al contributo di tutti). Sopratutto un messaggio per la neo amministrazione milanese: seppur una amministrazione "amica" e di centrosinistra, noi non molliamo la presa, tutt'altro.

lunedì 6 giugno 2016

La mia lettera aperta all'Anpi Cassina

Buongiorno Francesca.

Scrivo a te in qualità di Presidente dell'Anpi Cassina e lo faccio io in qualità di semplice iscritto (e non per il ruolo politico che ricopro).
Ho appreso con stupore attraverso dei messaggi su alcuni Social che fanno riferimento a forze politiche locali, che la Sezione dell'Anpi ha aderito al Comitato del no al Referendum Costituzionale sorto a Cassina de Pecchi.
Il mio stupore non è dovuto alla scelta in se: so e sappiamo tutti che l'Anpi a livello nazionale è contrario a ciò che il Parlamento ha prodotto. Il mio stupore è dovuto alle modalità con cui la sezione locale ha deciso di aderire a un comitato costituito da Partiti. La Sezione Anpi di Cassina non ha mai discusso con i suoi iscritti di questa possibilità, ne si è mai confrontata al suo interno per una scelta di questo tipo (a meno che il confronto ci sia stato e io non sia stato invitato a parteciparvi, possibilità che però escludo a priori). 
In oltre, a differenza di altre Sezioni Anpi (vedi Gorgonzola) che stanno promuovendo momenti di incontro e dibattito, Cassina ha deciso di aderire a un comitato piuttosto che privilegiare un confronto al suo interno (e possibilmente anche al suo esterno).
Apprendo anche in questi giorni, che due nostri iscritti, proprio a causa delle perplessità che sto esprimendo qui, hanno esplicitato pubblicamente la volontà di non rinnovare la Tessera alla nostra Associazione e la cosa è alquanto preoccupante.
Chiedo a te e al Direttivo di rendere pubblica a tutti gli iscritti questa mia lettera e contestualmente chiedo di individuare una data a breve per discutere insieme dei suoi contenuti.

Grazie dell'attenzione.

Andrea Parma

martedì 31 maggio 2016

Vi prego, spegnete i Pc e gli smartphone

Lunedi 30 Maggio, 17:30 del pomeriggio: una folla cresceva sempre più tra Via Bergamo e Via Napoli, in mezzo a volanti dei Carabinieri, Ambulanza, giornalisti delle testate locali. Solo dopo abbiamo scoperto, raggelando, di che si trattava. Fatti cosi ne succedono ogni giorno, ovunque. Questa volta, ahimè, è successo anche nella nostra piccola e tranquilla cittadina. Cassina de Pecchi ha scoperto e subito l'orrore di un omicidio - suicidio in ambito familiare. Un fatto che merita rispetto e silenzio, sopratutto lo meritano le due "vittime" minorenni figlie della coppia, affidate al Giudice e alla rete sociale rappresentata dal nostro Comune che si è mosso nell'immediato. Quel che posso dire io è che, purtroppo, su un fatto cosi tragico, sta vincendo ancora una volta quella stramaledetta morbosità dell'apparire a ogni costo. Ha vinto la voglia di scrivere, postare, fare allarmismo, sui social, su facebook, su twitter. I social, che ormai hanno sostituito quasi del tutto i veri rapporti umani fatti di scambio, incontri e confronti, subito sono stati presi d'assalto da gente qualunque per lasciare un messaggio, per dire la propria (anche a sproposito), per denunciare questo o quel fatto collaterale all'avvenimento che come è facile immaginare ha tenuto banco in queste ore e ancora lo farà per molto tempo. Un fatto cosi merita solo silenzio e rispetto. Per questo la chiudo qui con queste poche parole, ma lo facciano tutti e la smettano di postare frasi da film drammatici e romanzi criminali. Per una volta spegnete il Pc e lo smartphone e tornate alle vostre vite quotidiane. Ci saranno già gli speciali "televisivi", i Programmi di sciacallaggio mediatico e i tuttologi nostrani nelle prossime settimane a infastidirci con la loro presenza ossessiva e compulsiva: almeno noi, comuni cittadini, rientriamo nelle nostre case, chiudiamoci nel silenzio e ritroviamo quella serenità interrotta da una tremendo episodio che non verrà certo cancellato da facebook.

martedì 17 maggio 2016

Salviamo il Mulino Dugnani di Sant'Agata

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha annunciato dagli studi di "Che Tempo che fa" di Rai Tre l'istituzione di un fondo di 150 milioni di euro per recuperare i luoghi culturali "dimenticati". 

Fino al 31 Maggio tutti i cittadini italiani possono inviare all'attenzione del Governo un luogo pubblico da recuperare, da ristrutturare o da reinventare per il bene della collettività o un progetto culturale da finanziare.

Abbiamo colto nell'immediato questa opportunità segnalando il "Mulino Dugnani" di Sant'Agata, considerando le potenzialità che questo luogo potrebbe avere per tutta la comunità santagatese e cassinese. 


Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà".


Il Mulino Dugnani - “Resiga”

Il Mulino Dugnani è un edificio storico completamente ristrutturato che si trova lungo la Via XXV Aprile nella frazione di Sant'Agata Martesana. Pur avendo subito una trasformazione ad uso abitativo, la sala delle macine e delle macchine e le strutture che si affacciano sulla Roggia Sant'Agata mantengono le loro caratteristiche originali.

All'interno del Mulino Dugnani si trova la Sala Civica di Sant'Agata Martesana e un piccolo museo della civiltà agricola.

La Sala Civica del Mulino Dugnani è utilizzata per pochi incontri, mostre d'arte e per la celebrazione dei matrimoni.

Sant'Agata Martesana

Registrato agli atti del 1751 come un villaggio milanese di 283 abitanti saliti a 384 nel 1771, alla proclamazione del Regno d'Italia nel 1805 Sant'Agata risultava avere 400 residenti. Nel 1809 un regio decreto di Napoleone determinò la soppressione dell'autonomia municipale per annessione a Gorgonzola, ma il Comune di Sant'Agata fu poi ripristinato nel 1816. L'abitato crebbe poi discretamente, tanto che nel 1853 registrava 692 anime, salite a 740 nel 1861, un anno prima che il paese aggiungesse Martesana al proprio nome. Fu un decreto di Vittorio Emanuele II a decidere la soppressione del municipio, annettendolo a quello di Cassina de' Pecchi.

Dal punto di vista culturale, Sant'Agata ha delle proprie ricorrenze e un proprio calendario di eventi, in particolare:
  • La festa di San Fermo (9 agosto), patrono insieme a Sant'Agata del paese, che richiama gente dai paesi limitrofi per partecipare alle funzioni religiose in onore del santo e per assistere allo Spettacolo pirotecnico che chiude la festa. La festa di san Fermo è anche l'occasione in cui la gente nata e cresciuta in paese, ma per qualche motivo emigrata altrove, usa ritrovarsi.

  • Alla fine di gennaio viene bruciato un falò vicino alla chiesa per festeggiare la fine del vecchio anno e l'inizio del nuovo.

Ad oggi la frazione di Sant'Agata Martesana conta una popolazione di 1300 abitanti. Nonostante l'elevato incremento demografico registrato negli ultimi anni, la frazione soffre l'assenza di Servizi e di centri di aggregazione.
L'Oratorio, la Parrocchia e le pochissime attività commerciali sono i soli punti di incontro e di scambio presenti sulla frazione, a differenza di quanto invece offre il centro Paese ricco di luoghi di interesse culturale, sociale e ricreativo, a partire dalle Scuole, la Biblioteca, il Teatro, le tante Associazioni presenti e attive su più fronti e ambiti di interesse.


Cenni Storici

Il Mulino Dugnani risulta essere già censito nel Catasto Teresiano (1751 – 1870) e risale almeno al 1775: epoca del grande sviluppo agrario permesso dalle nuove tecniche di ingegneria idraulica e di irrigazione che proprio in quegli anni si sviluppavano nelle società agricole di tuta Europa.
Il Mulino ha origini aristocratiche: risulta essere di proprietà della Contessa Gulia Adolfredi Tadini come parte di un complesso di struttura agricole tra cui una casa, un torchio per l'olio e annessi impianti di irrigazione. Alla morte della Contessa il Mulino passa di proprietà agli eredi che lo vendono nel 1907 a Serafino Dugnani, un industriale di Bussero, che gestisce direttamente il Mulino e affianca alla sua attività classica di macinazione anche quella di segatura, intaglio e lavorazione del legno, da qui il nome “Resiga”. La proprietà del Mulino rimane alla famiglia Dugnani fino a tempi recenti, attraversando tutte le vicende del '900: durante la seconda guerra mondiale serviva per sfamare tutta la popolazione di Sant'Agata. Negli anni '60 e '70 il Mulino Dugnani è coinvolto negativamente nei processi di trasformazione e automazione dei processi agricoli, che man mano escludono l'utilizzo dei Mulini ad acqua. Il Mulino Dugnani resta in funzione, anche solo con una delle due pale, fino al 1985.

Il funzionamento del Mulino Dugnani

Il Mulino utilizzava per il suo funzionamento l'acqua della Roggia di Sant'Agata (che deriva dal Naviglio Martesana) e originariamente aveva in funzione tre ruote, ognuna delle quali raggiunta dall'acqua attraverso tre canaletti di pietra.
La macinazione avveniva attraverso due grandi macine in pietra azionate per mezzo del movimento delle ruote e del complesso meccanismo interno al Mulino: oggi le macine e le ruote sono ancora presenti e visibili nel piccolo museo interno del Mulino.
Dal racconto dell'ultimo mugnaio il Sig. Giuseppe Ottolina, che macinava il grano per produrre farina bianca per il pane, gialla per la polenta e per nutrire gli animali degli agricoltori della zona, si evince che il Mulino aveva oltre che una funzione “industriale”, anche e sopratutto quella sociale: un luogo di incontro, di scambio, abitato da due famiglie ma frequentato da tutti i santagatesi.

Finalità del Progetto

Fu una società che fece onore al genere umano e a quello della natura che la ospitò, a cui complessivamente riservò sufficiente rispetto e attenzione……
Che cosa ci ha insegnato, che suggerimenti di valore universale ha espresso quella società rispetto a quella in cui viviamo?
Non sembra intelligente eludere la risposta” Nino Chiovini – Scrittorie - “ Le Ceneri della Fatica”


LA RINASCITA RURALE E LE INFRASTRUTTURE COLLETTIVE

Nonostante la continua ricerca di nuove soluzioni per rilanciare la capacità attrattiva del territorio, spesso con un concetto ansiogeno di innovazione, si perde contatto con l’identità naturale della società e con quella ricchezza storica che la cultura contadina ha prodotto nel passato e che ha permesso al nostro Paese di esportare tradizioni alimentari in tutto il mondo.
Forse ci siamo proprio dimenticati di questa immensa ricchezza che non riguarda solo il prodotto finito ma tutta la filiera: la qualità delle attrezzature, l’attenzione alle materie prima ed ai dettagli.

Per unire tradizione e innovazione basterebbe fondere la memoria storica con le nuove tecnologie favorendo così la nascita di nuove strutture capaci poi di coinvolgere non solo la parte economica ed imprenditoriale del processo produttivo ma anche quella culturale e sociale.

Sono proprio le infrastrutture collettive (torchi, mulini, frantoi) a dar vita a consorzi capaci di unire più realtà territoriali promuovendo nuove forme imprenditoriali, nuovi poli di attrattivià del turismo eno gastronomico e soprattutto la salvaguardia del Patrimonio storico-culturale.

Il Mulino Dugnani rappresenta l’Identità storica della Frazione di Sant’Agata, possiamo definirlo un opera d’arte, una fotografia di un passato contadino dove la condivisione ed il sostentamento per la comunità erano le finalità di questo luogo nato vicino all’acqua ed è proprio quest’acqua che ora lo sta distruggendo.

La finalità del progetto è quella di far ripartire le due macine in pietra, restaurare gli attrezzi , gli utensili e gli ingranaggi in legno delle pale esterne salvando così la struttura dallo stato di degrado in cui versa. Il passaggio successivo è quello di coinvolgere le aziende agricole del territorio per istituire un consorzio agrario capace di promuovere nuove realtà commerciali conservando però la memoria storica del Paese: il fine è quello di riconsegnare al Mulino Dugnani parte della sua sua natura originaria facendo nascere in questo luogo anche un polo attrattivo per la comunità santagatese e cassinese e un riferimento turistico per l'intera zona dell'Adda Martesana, sviluppando itinerari di interesse e coinvolgendo la Scuola con Progetti per la conservazione del patrimonio storico culturale del Mulino stesso.

Nel giro di pochi giorni sono arrivate più di settemila segnalazioni da tutta Italia. Ecco perchè è importante che tutti partecipino a questa "Campagna" per salvare il Mulino Dugnani. Farlo è semplicissimo, è sufficente inviare una mail all'indirizzo di posta elettronica: bellezza@governo.it segnalando il Mulino Dugnani e allegando una foto. 

In oltre abbiamo attivato una pagina facebook di sostegno all'iniziativa cassinaese, per seguirci: https://www.facebook.com/Salviamo-il-Mulino-Dugnani-566493446861919/

Ce la faremo, insieme. 


giovedì 12 maggio 2016

Sembra impossibile, finchè non viene realizzato

Le parole che fanno da "titolo" a questo articolo sono di Nelson Mandela e sono impresse sul muro della ex casetta del custode di Via Radioamatori. 
Mi sono fermato ad osservarle in occasione della giornata del "Nido aperto" dedicata a tutte le mamme e ai papà che hanno iscritto i loro piccoli al "Pesciolino Rosso".
Mentre osservavo quella frase così carica di significato mi è tornato alla mente un vecchio articolo che sono andato a recuperare. Era il 25 Aprile del 2014 quando scrissi queste parole sul futuro di Cassina de Pecchi. Allora era appena cominciata la Campagna Elettorale per le elezioni amministrative. L'entusiasmo che mi contraddistingueva allora (e che mi contraddistingue anche oggi) mi spinse a mettere nero su bianco le cose su cui mi sarei impegnato (insieme ai miei compagni di viaggio) nel caso in cui fossi stato eletto. Una sorta di road map da seguire frutto di ciò che ritenevo fossero le priorità per il nostro paese. Ebbene, partii proprio da un principio che alcuni possono ritenere "scontato" ma che nei fatti spesso non lo è. La cura della Città, la cura delle piccole cose, la cura del "quotidiano" era ed è un tema che appunto non va trascurato. Quali erano allora i punti "deboli" su cui intervenire? Strade, marciapiedi, strutture pubbliche fatiscenti,  sicurezza.

Senza giri di parole faccio un raffronto paragonando la situazione di allora a quella di adesso, a due anni di distanza, proprio perché "sembra impossibile, fino a quando non lo fai".

Strutture pubbliche: al momento siamo messi male. Poco abbiamo fatto se non studi, analisi, incontri. Le strutture pubbliche lasciate al loro destino sono parecchie (non da noi, ma da sempre). Cascina Bindellera, ex Caserma dei Vigili, ex Scuola elementare e potrei andare ancora avanti. Il recupero e la ristrutturazione di alcune di queste strutture sono oggetto di Pgt approvato e che ora va applicato. Abbiamo due anni e mezzo di fronte a noi e molto dobbiamo fare anche se è scontato che per fare ciò che abbiamo scritto nel Pgt servono risorse. La situazione è questa: pochi i fondi a disposizione e con poche possibilità di introiti, considerati i bilanci dei Comuni sempre risicati e anche le scelte operate, come la salvaguardia del territorio (il consumo di suolo zero) che non permette di avere liquidità derivante dagli oneri di urbanizzazione (meglio dire, avremo in cassa pochi introiti derivanti dagli interventi di privati su realtà esistenti). Stando cosi la situazione, per incominciare a investire sulla riqualificazione delle nostre strutture pubbliche possiamo puntare (e sperare) a forme alternative di finanziamento (come l'accesso ai bandi che ci sono e sono pure parecchi). Realisticamente però faremo poco. Al momento abbiamo in progetto un intervento sulla casetta di Via Radioamatori (quella di cui vi parlavo all'inizio) per accedere a un finanziamento di Fondazione Cariplo sull'Housing Sociale. Dico anche (e questo è un rammarico mio personale) che già nel Settembre del 2014 (a tre mesi dell'insediamento dall'insediamento dell'Amministrazione Comunale con in mezzo l'estate) preparai un progetto (sulla carta, niente di tecnico) di recupero di quella che erroneamente è chiamata "villetta liberty" di Via Roma sempre grazie a un finanziamento che metteva a disposizione Fondazione Cariplo. Allora si decise di non procedere in quanto quella villetta e quella porzione di territorio sarebbero state oggetto di Pgt. Mi rattirsta pensare che Cernusco sul Naviglio, che fece l'operazione su un immobile di sua proprietà, riuscì (a differenza nostra) ad accedere a quel finanziamento e a ristrutturare l'immobile. 

Voto: 5

Strade e marciapiedi: a fine Aprile abbiamo asfaltato un tratto cospicuo di Via Roma. Il primo vero e massiccio intervento di questa Amministrazione Comunale. Poteva essere fatto di più, poteva essere fatto meglio. Molti i "complimenti" molte anche le critiche (ad esempio potevamo affiancare a questo intervento qualche migliaio di euro in più per sistemare le buche presenti su entrambi i lati del tratto realizzato). Altrettanto vero è che con questo primo intervento apriremo una operazione organica di sistemazione strade e marciapiedi su tutto il territorio (vi rimando al link del piano Triennale dei Lavori Pubblici, qui c'è scritto tutto: delibera Piano Triennale Lavori Pubblici). Piano votato Mercoledi 11 Maggio dal Consiglio Comunale e che prevede molti interventi attesi, urgenti e che ci impegniamo a realizzare da qui al 2019.

Voto: 6 (con buone prospettive di miglioramento se andremo avanti come ci siamo ripromessi di fare).

Sicurezza: Ho avuto modo di dirlo mille volte. Una Amministrazione Comunale seria concorre con le Forze dell'Ordine (e con la cittadinanza) per produrre politiche per la sicurezza. Non cè da inventarsi nulla ma semplicemente intervenire dove possibile con cose semplici e fattibili (ne parlai in modo dettagliato qui). A conti fatti, la nostra Amministrazione Comunale ha installato 26 telecamere e ha messo in piedi un Tavolo sulla Sicurezza, coinvolgendo diversi attori, con il fine di fare una "politica della sicurezza" condivisa. In oltre, novità di questi giorni, è stato attivato il "Numero Amico", un numero di telefono attivo h24 (di notte con registrazione e di giorno seguendo gli orari dell'Ufficio della Polizia Locale) a cui segnalare qualsiasi atto ritenuto pericoloso per la comunità (furti, tentati furti, atti di vandalismo, atti di disturbo alla quiete pubblica, ecc).

Voto: 6 


Per il momento mi fermo qui. Nelle prossime settimane estenderò il giudizio sul fatto/non fatto a tutte le altre aree di competenza dell'Amministrazione Comunale di cui, lo ricordo faccio parte. Percui la critica (o il complimento) sono fatti tanto a me, quanto ai miei colleghi Amministratori. Quanto espresso è il mio giudizio, giudizio che vale per quel che ho visto fino ad oggi. (essendo le tre citate - strutture pubbliche, sicurezza e strade - tutte aree di competenza sulle quali non ho avuto un coinvolgimento diretto, se non nel Pgt). 

Come sempre, aspetto vostri commenti.

giovedì 14 aprile 2016

Referendum del 17 Aprile, con il Cuore e con la Testa


Prima di tutto, prima di dirvi cosa farò il 17 Aprile, voglio raccontarvi una cosa. Sono un ambientalista e lo sono in modo convinto. In fondo, lo sono sempre stato. Ho sempre cercato, nel mio piccolo mondo, di adottare comportamenti di un certo tipo. Vi faccio alcuni esempi. Divido i rifiuti al minimo dettaglio e ben prima che me lo dicesse Cem Ambiente, molto prima dell'introduzione del famigerato "sacco rosso"; cerco laddove possibile di muovermi a piedi, con i mezzi pubblici o con la bicicletta, lasciando volentieri a casa l'automobile; sono iscritto a Legambiente, a Greenpeace e pure al WWF. Piccole cose forse, piccole cose per dare il mio contributo. Perché lo scrivo qui? Per smontare, innanzitutto, la prima grande bufala che vi ha raccontato una certa politica assolutista e un certo giornalismo "dalla verità in tasca" e cioè che chi è contrario al Referendum lo è perché "amico delle lobby e del petrolio": vi assicuro che non sono amico di nessuna lobby e per fortuna non ne ho mai vista nemmeno una da vicino (sinceramente faccio anche fatica a capire e a inquadrare che cosa sia realmente una lobby e ne sono molto felice, con buona pace per tutti). 
Ad ogni modo, sono un ambientalista e lo sono per scelta. Sono un ambientalista e se dovessi ragionare solo con il cuore (e non con la testa) probabilmente e inconsciamente mi metterei un bel paio di fette di salame sugli occhi e voterei Si. Se ragionassi solo con il cuore, per scegliere cosa e se votare Domenica prossima, farei riferimento alle immagini terribili che tutti ricordiamo, quelle per intenderci dei disastri ambientali causati dal petrolio avvenuti un po ovunque in giro per il mondo. Quelle immagini, mi porterebbero inevitabilmente a votare Si. Ma, ragionando anche con la testa (e non solo con il cuore) è evidente a tutti (anche agli "ecologisti" dell'ultima ora, quelli che hanno scoperto l'esistenza delle piattaforme nell'Adriatico grazie a qualche post su fb) che con il Referendum di Domenica, nell'ipotesi che si raggiunga il quorum e che vinca il SI, non scongiureremo i pericoli nei nostri mari (anche perché di pericoli i mari italiani non ne corrono) e soprattutto nulla di quello che è stato raccontato in queste settimane avverrà: non fermeremo la nostra dipendenza del petrolio (non subito e non certo per tutte le applicazioni che il petrolio ha nella nostra vita quotidiana), non cambieremo la politica energetica nostrana (che tra l'altro non è da cambiare perché sul fronte delle rinnovabili è all'avanguardia e più avanti con i numeri ve lo dimostrerò), non fermeremo le trivelle (che sono già vietate entro le 12 miglia e sulle piattaforme che vogliamo fermare con il Referendum non sono in funzione, visto che li vi è una attività di estrazione di pozzi già trivellati in precedenza). Nulla di tutto quello che vi è stato raccontato avverà. Il Si al Referendum non fermerà la nostra dipendenza cronica dell'automobile (e quindi dal petrolio); il Si al Referendum non farà investire di più nelle rinnovabili ma semmai aumenterà la nostra necessità di cercare all'estero (pagandolo a caro prezzo come già facciamo per l'energia) ciò che serve al nostro stile di vita, che, piaccia o non piaccia, oggi purtroppo si basa ancora sul consumo delle risorse naturali, con l'obiettivo, quello si, di stroncare definitivamente questa dipendenza nel giro di qualche decennio. 

Se ragionassi solo con il cuore voterei Si perché non voglio più vedere nemmeno una goccia di petrolio estratta dai pozzi (che siano in mare o a terra). Poi però mi alzo tutte le mattine e come me milioni di Italiani che vanno nel loro box e tirano fuori la loro auto, la loro moto, il loro motorino e si mettono in fila ordinata in tangenziale, in superstrada, in autostrada per raggiungere il luogo di lavoro condannati e consapevoli che passeranno una buona fetta della loro giornata in auto, perchè questo ahimè è il nostro modo di vivere, di muoverci, di consumare. Se ragiono con la testa è chiaro che oggi, adesso è impossibile fare a meno del petrolio (che viene estratto in larghissima parte a terra) e del gas (di cui il mare italiano è molto ricco). 
Se ragionassi solo con il cuore voterei Si perché vorrei i mari liberi e puliti, poi però ho (abbiamo) la necessità, tutti, di scaldarci, di cucinare con le nostre belle cucine lussuose e costose e farci la doccia calda e rilassante tutte le mattine. Se ragiono con la testa è palese che il gas metano o lo estrai tu o lo estrarranno altri per te (facendolo pagare caro). 
Se ragionassi solo con il cuore voterei Si perché vorrei pagare tutti i mesi una bolletta pulita e rispettosa dell'ambiente. Poi però scopro che il gas metano che estraiamo dai nostri mari è una fonte poco inquinante, che soddisfa il 10% del fabbisogno italiano, che è in modo riconosciuto la cosiddetta "fonte di transizione" (quella che accompagnerà il passaggio definitivo alle rinnovabili). Scopro (anzi riscopro) che il gas metano ti da una mano e te la da per davvero, sotto tanti punti di vista. 
Se ragionassi solo con il cuore voterei Si e lo farei per spegnere tutti i pozzi, tutte gli impianti e per accendere una nuova produzione energetica pulita e rinnovabile al 100%. Poi però guardo i numeri e vedo che oggi l'Italia è leader nelle fonti rinnovabili, siamo al 39%, abbiamo triplicato il loro impiego negli ultimi 15 anni, con l'obiettivo di arrivare al 50%, al 60%, al 70% e perchè no al 100%....
Cuore e testa, un bel dilemma. E poi si sa, il cuore e la testa cozzano per definizione. A chi dare seguito? Me lo sono chiesto fino all'altro ieri. Sono stato indeciso se andare a votare o meno. Poi però scopro, mio malgrado, che, al fianco dei miei amici ambientalisti (quelli di cui vi parlavo prima) si sono aggiunti partiti, partitini e chi ancora partito non lo è ma che ha tutta l'ambizione di diventarlo, con lo scopo non di fermare le trivelle (che lo ricordo sono già ferme) ma per dare una spallata a Renzi e al Governo. Quel Governo tanto odiato che riesce a mettere insieme in una battaglia improbabile dall'estrema destra, con Forza Nuova e Casapound in prima linea, alla sinistra radicale, passando per Grillo e per la destra xenofoba di Salvini e Borghezio. Insomma un bella accozzaglia, non cè che dire. Una bella armata (brancaleone mettetecelo voi che state leggendo, io l'ho solo pensato) arricchita anche dai delusi perenni, da tutti quelli che "politici ladri, tutti uguali" che non votano nemmeno sotto tortura, ma che oggi, per contarsi, forse lo faranno e andranno a votare a questo (non me ne vorranno i miei amici ambientalisti) Referendum molto discutibile, per le finalità che si pone e aggiungo io per chi è sostenuto. 
La logica partitica (e molto ruffiana) che sta dietro a questo appuntamento elettorale ha fatto sparire ogni mio dubbio. A due giorni dalla consultazione ho deciso (e l'ho deciso a malincuore) che darò ragione alla mia testa e non al mio cuore, io che ho sempre vissuto la Politica come una faccenda di impegno e di passione civile e disinteressato. Per la prima volta da quando ne ho la facoltà, non andrò a votare. E lo faccio per dare un segnale a chi si illude che la Politica e le legittime battaglie si fanno con i Referendum e con le ammucchiate anomale, invece che in Parlamento e tra 'opinione pubblica.