È difficile comprendere come un Comune che dispone di un Avanzo di 1.244.954,55 euro, che ha registrato incassi pari a 16.596.871 euro, che ha effettuato ben 16 Variazioni di Bilancio nel corso del 2025, sia riuscito, imperterrito, ancora, dopo 8 anni, a destinare lo scorso anno SOLO il 4,35% del Bilancio a “Politiche Giovanili, Sport e Tempo libero”, SOLO il 4,88% a “Ordine Pubblico e Sicurezza”, SOLO il 5,38% a “Istruzione e Diritto allo Studio”, SOLO il 2,39% a “Tutela e valorizzazione dei Beni Culturali”.
Ancora più difficile comprendere come, di fronte a questi numeri, si possa rischiare di perdere un “Servizio”, quello del Centro di Aggregazione Giovanile, perché non si riescono a trovare i fondi per l’affidamento triennale.
Non si trovano i fondi per il CAG, ma ne trovano ben 16726 euro (45 euro al giorno) per le “spese postali” (che, nell’era del digitale, è più che un paradosso).
Il CAG rischia la chiusura, ma per la “Telefonia fissa” abbiamo speso ben 16452 euro (45 euro al giorno), per la telefonia Mobile 2832 euro, per l’Energia Elettrica (le bollette) addirittura 236492 euro, 648 euro al giorno per illuminare le strade e le piazze. E, per il gas 455190 euro (1200 euro erotti al giorno) per riscaldare le strutture di cui sopra.
In mezzo a questi numeri impietosi, preoccupanti e costanti negli anni, numeri del Rendiconto 2025, approvato dal Consiglio Comunale lo scorso 30 Aprile, quel che mi ha particolarmente colpito, più che una prassi amministrativa che, da ormai 8 anni, spende tantissimo per mantenere “la macchina” e poco, ancora troppo poco, sul resto (pensate che le spese in conto capitale, cioè gli investimenti, sono 6 volte inferiori rispetto alle spese in conto corrente) è la voce “Assetto del territorio e edilizia abitativa” su cui il consuntivo 2025 ha registrato un misero 0,07%.
Un misero 0,07% che di fronte al tema pesantissimo e attualissimo della “casa” e dell’emergenza abitativa, fa rumore. Un rumore assordante.
Cassina de Pecchi, sul fronte “casa”, rischia di diventare un Comune “costoso” e “per pochi”. Rischia di diventarlo, per via dei costi alti e inarrivabili delle nuove abitazioni. Rischia di diventarlo o forse lo siamo già diventati: le giovani coppie e i giovani in generale, che sono costretti a lasciare il posto in cui sono cresciuti, il posto in cui hanno fatto le Scuole, hanno praticato sport, hanno stretto legami, per poi diventare adulti, alla ricerca di “lidi” più abordabili, è ahinoi, un fenomeno attuale e a tratti drammatico.
Lasciare Cassina, perché “qui è impossibile acquistare casa” anche se si lavora in due, è una sconfitta per tutti. Segno di una politica incapace a dare risposte o che forse il dramma non lo ha ancora percepito, capito, men che meno affrontato.
I numeri sono li a dimostrarlo, a Milano e provincia: crescono gli affitti brevi, calano quelli a lunga durata, si allarga la forbice tra redditi e costi della casa, i centri sono diventati centri solo “per chi può permetterselo”, un fenomeno esteso a tutta la Provincia, di più in quei Comuni, come Cassina, ben serviti da mezzi di trasporto verso il Capoluogo, come la Metropolitana, dove i costi per la Casa e per il trasporto, si attestano tra il 50% e il 60% del reddito delle Famiglie.
Le operazioni edilizie in via di realizzazione a Cassina de Pecchi (Via Mazzini, Via Don Verderio, Ex Nicola&Albia) e quelle che saranno oggetto di prossima realizzazione (AT1 del PGT in Via Andromeda) non sono e non saranno da meno, perché corrono esattamente su questi binari descritti fin qui, ovvero quelli di uno sviluppo residenziale “di Élite”. Appartamenti e villette che non prevedono nulla non solo verso le fragilità, ma nemmeno verso le Famiglie “standard” dove si lavora in due, con un lavoro anche ben retribuito, stabile, ma lontano, estremamente lontano, dalla possibilità di ambiere a una soluzione in quei luoghi. Operazioni residenziali inaccessibili ai molti e frutto di investimenti privati per fare business e che concedono poco (o nulla) in cambio al Pubblico.


Questo sviluppo residenziale “per i ceti alti” a Cassina de Pecchi, lo viviamo orami da qualche anno e stiamo cercando anche di affrontando da tempo. Ma, dato che nessuno se ne occupa, la risposta sembra essere “adeguarsi e per chi non ce la fa, c’è l’opzione di andarsene altrove, più a est”.
È quello che vogliamo?
Vogliamo “Città paradosso”, dal Capoluogo via via scendendo verso l’hinterland, Martesana e Cassina compresa, Città fatte di costi delle case alle stelle ma di contro Servizi Pubblici sempre più poveri?
Vogliamo Città accessibili a pochi e che non riescono di contro a trovare 60 mila euro per tenere aperto il Centro di Aggregazione Giovanile?
O a ristrutturare gli spazi sportivi?
O a garantire spazi scolastici degni di questo nome?
Città “per pochi”, che offrono “poco” e sempre meno a chi ci vive: non è quello che vogliamo.
Continuerò a parlarne.